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Una cliente di un istituto bancario è stata vittima di una truffa a causa di una falla nella sicurezza della banca e riceverà un risarcimento; scopri i dettagli.
Una titolare di un conto corrente presso un istituto bancario, che ha scelto di non rivelare la propria identità, è stata vittima di una truffa dopo l'esposizione dei suoi dati personali. Di conseguenza, la banca ha dovuto pagare un risarcimento di 32 mila R$.
La persona danneggiata ha raccontato di aver effettuato un trasferimento tramite Pix ai truffatori subito dopo essere stata ingannata con dettagli privati che la banca avrebbe dovuto proteggere. Dopo la transazione, la cliente ha contattato la propria banca per risolvere la situazione, ma senza successo ha deciso di rivolgersi alla giustizia.
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Il magistrato ha rilevato la fuga di informazioni bancarie protette
Nel valutare il caso, il magistrato Marcos Pagan ha ritenuto coerente la versione della titolare. Nel frattempo, ha sottolineato che era evidente l'esposizione delle informazioni personali della cliente.
Questa constatazione diventa chiara osservando attentamente il susseguirsi degli eventi. Pertanto, nel riflettere sulla questione, si è allineato alla versione della cliente e ha sottolineato che l'esposizione dei dati risultava evidente già dal racconto iniziale del processo.
Quali prove ha presentato la cliente danneggiata?
Il magistrato ha osservato che la titolare, oltre a mostrare le ricevute delle transazioni, ha portato alla luce le e-mail scambiate con la responsabile del conto. A ciò si sono aggiunti l'estratto conto e i registri dei contatti effettuati per telefono.
Ha inoltre sottolineato che la signora aveva mantenuto un lungo rapporto con la banca, senza alcuna traccia di un comportamento dubbio. Pertanto, ciò indica che ha sempre improntato la propria condotta all'integrità nei confronti della banca. Di conseguenza, la sua versione ha acquisito maggiore credibilità.
Il sostegno del Codice di tutela dei consumatori
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Sulla base di ciò, il giudice ha fondato la sua decisione sul Codice di tutela dei consumatori (CDC) per disporre il risarcimento da parte della banca. Il CDC, all'articolo 20, stabilisce che le banche devono conservare tali dati, prevenendo inconvenienti come quello affrontato da questa cliente.
In tal senso, anche il magistrato Pagan ha fatto riferimento a un precedente del Tribunale di giustizia di San Paolo (TJ-SP), che dichiara: “in situazioni di truffa tramite bollettino di pagamento alterato con pagamento a un destinatario diverso dal legittimo beneficiario, il risarcimento avviene solo quando viene dimostrato l’induzione della vittima da parte del truffatore […]”.